About me


Poche sere or sono eravamo davanti a una birra, l’aria era tiepida e si chiacchierava senza alcuna preoccupazione apparente, quando l’arch. Mauro Di Schiavi, evidentemente prevedendo il repentino approssimarsi della pubblicazione del suo sito e necessitando urgentemente di una breve nota che lo presentasse al pubblico, mi ha proposto di scrivere qualcosa. E non era la prima volta. Io naturalmente ho accettato con gran piacere.
Quando poi ho iniziato a buttare giù questa nota di presentazione, mi sono tuttavia reso conto che far quadrare in una descrizione netta la duplice identità (architetto e fotografo) e l’attività del Di Schiavi non è questione semplice. Come presentarlo, cosa scrivere sul suo biglietto da visita? Architetto? Fotografo? Tecnico forse.
Nell’indecisione circa la via da seguire, ho recuperato allora un ricordo che risale al momento in cui ci siamo conosciuti, quando gironzolando con pratiche, faldoni e circolari per gli uffici della Soprintendenza ai Beni Architettonici, andai a cercarlo nell’ufficio al quale era stato assegnato, aprii la porta e cacciai la testa dentro:

Mi scusi arch. Procaccini c’è Mauro per caso?
No, Mauro non c’è.
Ah ok, … no, perché mi era sembrato di scorgerlo, lì nel tavolino dietro la sua scrivania, sotto quella pila di pratiche… no?
No guarda non c’è, è uscito, puoi provare a passare più tardi.

Salutai e richiusi educatamente la porta. E invece Mauro era proprio lì, si vedeva benissimo. Incastrato di forza nel banchetto da scuola elementare, dedicato al giovane obiettore di coscienza, secondo le tipiche usanze vigenti in ogni ufficio pubblico italiano dall’Unità in poi, mi guardava con il sorriso triste di uno spirito libero ed errante – aveva già al tempo una grande passione per il viaggio – costretto dalle circostanze ad una mansione arida, noiosa e ripetitiva.
Correva l’anno 2001 e lì, nel ventre dell’architetto, avevo conosciuto il futuro architetto Mauro Di Schiavi. Il quale, già al tempo aveva iniziato a cercare nella fotografia un’alternativa ai labirintici rompicapi del progetto, ma senza mai prendere tuttavia completamente le distanze dal tecnigrafo, tanto da restare sempre in bilico tra le due arti.

Lorenzo Mantile